| Percorso | Albenga – Colletta di Castelbianco – Colle di Caprauna – Colle di Nava – Pieve di Teco – Passo di Teglia – Molini di Triora – Dolceacqua – Seborga – Bussana Vecchia – Albenga |
| Percorribilità | Sempre salvo condizioni meteo gravose |
| Tipologia | Asfalto |
| Lunghezza | 235 Km |
| Dislivello | 4381 m. |
| Quota max | 1380 m. Colle di Caprauna |

Percorso che si snoda nell’entroterra ligure immerso nella vegetazione che ci regala frescura e ombra che mitiga la calura tipica essendo le sponda ligure esposta a sud. Iniziamo con il soffermarci alla Colletta di Castelbianco che presenta una serie di strutture caratteristiche
Colletta di Castelbianco era solo un pittoresco cumulo di rovine quando a qualcuno venne l’idea di salvarlo dalla distruzione completa facendolo diventare il primo esempio europeo di villaggio medievale telematico. Affidato per la ristrutturazione alle cure di un celebre architetto, Giancarlo De Carlo, oggi si presenta come un ponte tra passato e futuro, con le sue case in pietra che dominano la collina, i carruggi, le piazzette, le terrazze, le finestre incorniciate di bianco secondo la tradizione dell’entroterra savonese. Lasciamo la Colletta e saliamo al Colle di Caprauna punto più alto del nostro tour. La salita si snoda sinuoso e gli scorci meritano soste per foto ricordo

Oltrepassato il Colle di Caprauna arriviamo al Passo di Prale e proseguendo arriveremo fino al Colle di Nava. Una strada caratterizzata da dislivello esclusivamente in discesa porta al valico di Nava. Il percorso segue fedelmente lo spartiacque tra la Val d’Arroscia a sud e la Val Tanaro a nord passando dal Bocchino di Semola e dalla Colla di San Bernardo prima di raggiungere il colle.
Colle di Nava, è un colle ligure detto anche della lavanda. E’ un valico tra le Alpi liguri che unisce la costa e il Piemonte. Il piccolo borgo, frazione di Pornassio, offre tranquillità e molto verde. Nava ospita cinque forti, che in passato hanno avuto importanza fondamentale per la difesa del valico. Originariamente, il Forte Centrale era a guardia della strada che dalla Valle Arroscia scollinava in Val Tanaro. Esso è oggi non interessato dalla normale viabilità perchè la strada passa per la SS 28 lasciandolo fuori dal passaggio diretto, anche solo marginalmente.

Scendiamo ora verso Pieve di Teco, capoluogo della Valle Arroscia. Una delle caratteristiche distintive di Pieve di Teco sono proprio le numerose chiese, che nei secoli hanno sottolineato momenti storici importanti e quasi sempre legate all’incrementarsi dei commerci e dei collegamenti con la vicina Riviera. Un’altra caratteristica inconfondibile di Pieve di Teco sono i suoi portici, che ancora oggi come in passato sono il luogo preferito dai commercianti e turisti.

La strada che ci conduce a Molini di Triora è ricchissima di curve ed attraversa un territorio ricco di testimonianze antiche. Particolari sono i ponti ad arco ancora eretti che si trovano sull’antica direttrice verso il piemonte.

Troviamo anche il Ponte dei Passi appena defilato dalla strada principale la cui visita merita la sosta e una foto.

Il percorso ci porta a valicare il Passo di Teglia salendo nuovamente a quasi 1400 m. Si tratta di un collegamento stradale soggetto a un forte rischio di smottamenti e frane che in alcune occasioni l’hanno pesantemente compromesso. La salita in bicicletta dalla costa ligure è apprezzata per il poco traffico e i bei panorami che offre.

Poco prima di arrivare a Molini ci godiamo lo spettacolo di Andagna posto su un costone che presenta un tipico borgo arroccato con viuzze fatte di pietra e scale.

Arriviamo così a Molini di Triora. Il borgo prende il nome dai suoi ventitré mulini usati un tempo per macinare il grano proveniente dagli altri paesi dell’alta valle, lontani dai corsi d’acqua o dai fiumi. Sono ormai visibili solo due mulini, ai quali non è consentito l’accesso, e si trovano rispettivamente il primo nei pressi del “Laghetto dei Noci” visibile in foto e l’altro alla fine di via Nuova poco dopo il bivio per il cimitero.

Vale la pena una piccola deviazione fino a Triora, il borgo delle Streghe. Un borgo noto per alcuni eventi accaduti verso la fine del 1500, quando alcune donne furono accusate di stregoneria. Ancora oggi Triora appare come un suggestivo borgo medievale, con stretti vicoli labirintici, piccole piazze e portoni con raffigurata una strega e la possibilità di visitare la Cabotina, la casa delle streghe. È ancora oggi possibile imbattersi in cognomi che alludono proprio a queste donne dai presunti poteri magici, oggi trasformati in “Bazzurro”.
“Triora è la Loudun italiana, la Salem europea. Ma è più giusto dire che Loudun è la Triora di Francia e Salem la Triora del New England, poiché il celebre processo alle streghe si svolse a Triora nel 1588, e indubbia è la sua priorità cronologica, mentre in nulla è inferiore agli altri due in quanto a spaventosa tensione. D’altra parte, il borgo arroccato sulle montagne liguri è uno dei punti del pianeta in cui si rompe la maglia rassicurante intessuta dalla cultura illuministica e in cui le tenebre elementari emergono allo scoperto. Su tutta la superficie terrestre esiste una rete di luoghi “segnati”, e se ne. potrebbe tracciare una mappa:gli incroci di sulfuree coordinate, gli aleph di cui non si dovrebbe parlare.

Scendiamo ora sulla SP65 verso Pigna/Dolceacqua. La strada è sempre stretta ma senza traffico e ci permette una buona guida con scorci che arrivano al mare. Svoltata una curva appare, isolato sulla sommità di una collina, il paese di Pigna, con le sue case in pietra raccolte intorno al campanile di San Michele. Proseguiamo dopo una piccolissima sosta fra i suoi vicoli e mentre la tsrada “spiana” la valle si allarga e sulla collina svetta il Castello dei Doria. Nel paese oltre alla fortezza sono belli anche i carrugi interni. Da considerare in particolare l’oratorio di San Sebastiano, sede della confraternita dei “Bastianin” ed una casa che ospitò le “origini” dell’Inno di Mameli, quella di Gerolamo Novaro di Dolceacqua, padre di Michele Novaro, compositore nel 1847 delle Musiche dell’Inno Italiano ‘Fratelli d’Italia’. Il canto degli italiani (alias Fratelli d’Italia), musicato da Novaro, fu eseguito per la prima volta a Genova, il 10 dicembre 1847, durante la manifestazione per il 101° anniversario dell’insurrezione antiaustriaca (quella di Balilla, per intenderci!). La prima stesura manoscritta è conservata all’Istituto mazziniano di Genova

Lasciata la cittadina fischiettando l’inno, scendiamo quasi al mare per risalire fino a Seborga. Negli anni dal 1666 al 1687, i monaci, il cui abate priore aveva il titolo di Principe ecclesiale, fecero coniare monete d’oro e d’argento destinate ai mercati orientali poi dimenticate negli anni. In seguito per polemiche religiose, i monaci misero in vendita Seborga la quale sarebbe stata acquistata, dopo anni di contrattazioni, dai Savoia. Nel 1963 un seborghino, chiamato Principe Giorgio I, avendo dedicato gran parte del suo tempo alla ricerca dei documenti storici su Seborga, affermò che in realtà questo atto di vendita non sia mai stato registrato e rivendicò quindi per Seborga lo status di Principato. Oggi il nuovo Principe eletto si chiama Marcello I, il quale continua la tradizione del Principato evidenziando come Seborga sia l’unico paese ad avere un Principe e un Sindaco oltre che una bandiera ed una moneta propria, il Petit Louis o Luigino. Vale la pena comperarne uno come ricordo!
Scendiamo nuovamente a valle e affrontiamo di nuovo le mille curve della strada seborghina per raggiungere l’Aurelia e dirigersi sulla via del ritorno.
Superato Sanremo deviamo ancora una volta per dirigerci a Bussana Vecchia, il paese degli artisti. Il violento terremote del 1887 semidistrusse il paese, fino a quel momento chiamato semplicemente “Bussana”, tanto da venire completamente evacuata dagli abitanti che si spostarono circa tre chilometri più a valle, fondando il nuovo paese. Totalmente abbandonata per decenni, ha ricominciato ad essere abitata intorno al 1950 da artisti italiani e stranieri riconducibili al movimento Hippy.

Lasciata Bussana dopo una passeggiata fra i suoi negozietti e gallerie improvvisate ci dirigiamo ad Albenga per rientrare alla base delle vacanze.
Questo giro è molto ricco ed in un solo giorno è stato fattibile per la lunghezza delle giornate. Se volete approfondire qualche località è consigliabile frazionarlo.
BUON GIRO!








